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Posts Tagged ‘separazione giudiziale’

Ti svelo quali decisioni prende il giudice alla prima udienza di separazione giudiziale

alimenti, figli, mantenimento, separazione coniugi, separazione giudiziale 12 Comments »

toga

Se hai deciso di addentrarti in una separazione giudiziale, la prima udienza che farai sarà quella davanti al Presidente del Tribunale, del tutto simile a quella per la separazione consensuale. Solo che non sarà l’unica ma la prima di molte.

Il Presidente del Tribunale, una volta capito che non avete intenzione di separarvi consensualmente perchè non siete d’accordo sull’ affidamento dei figli, l’assegnazione della casa, sull’importo dell’assegno di mantenimento, farà così:

  1. Prendera dei provvedimenti cosiddetti “temporanei e urgenti”
  2. Nominerà il Giudice che si occuperà della tua causa di separazione
  3. Fisserà la data della prossima udienza

Questi provvedimenti riguardano proprio le questioni su cui tu e il coniuge non riuscite a trovare un accordo: i figli, la casa, il mantenimento.

 Non devi pensare che se non ti presenti all’udienza fissata per la separazione o se fai una separazione giudiziale non dovrai versare o ricevere nulla fino alla fine della causa. Sbagli! Le questioni importanti vengono decise comunque, anche senza tener conto delle richieste tue o dell’altro. In questo caso il Giudice decide ciò che ritiene più giusto.

Questi provvedimenti sono poi efficaci anche se uno di voi abbandona il processo: anche questa è una norma anti - furbi; evita che il coniuge più debole si ritrovi senza alcuna tutela se l’altro finge una riconciliazione al solo scopo di far decadere provvedimenti a lui sfavorevoli per poi, magari, abbandonarlo di nuovo.

Perchè non siano più efficaci è invece necessario che:

  • Presenti un nuovo ricorso di separazione, (questo accade se ti sei riconciliato e poi decidi di separarti di nuovo) e il Presidente del Tribunale emana nuovi provvedimenti
  • Il Giudice della causa di separazione, detto Giudice Istruttore (che è diverso dal Giudice - Presidente del Tribunale), modifichi questi provvedimenti, magari a seguito di nuove prove
  • Ti riconcili con il coniuge
  • Il Giudice Istruttore emani la sentenza di separazione con cui decide anche sul mantenimento, la casa e i figli. In questo caso la sentenza, che è immediatamente esecutiva, sostituisce i provvedimenti

Un’altra cosa molto importante è che i provvedimenti temporanei e urgenti sono immediatamente esecutivi. Questo significa che se il coniuge non ti paga, puoi fargli un pignoramento.

Come vedi, quindi, in questo caso non servirebbe a nulla non presentarti in Tribunale una volta che ti è stato notificato il ricorso di separazione, perchè la legge va avanti anche se tu rimani “immobile”.

Quindi quello che ti consiglio è questo: se ti arriva un ricorso per la separazione giudiziale vai dal tuo avvocato per farti difendere o cerca di metterti d’accordo con il coniuge per fare una separazione consensuale, così da risparmiarti tempo e soldi e non rischiare di far decidere ad altri della vostra vita.

P.S. Se vuoi saperne di più su come si svolge l’udienza di separazione consensuale e come è possibile risparmiare sulla separazione, clicca qui

 

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dicembre 21st, 2009 |

Tags: separazione coniugi, separazione giudiziale




Ecco spiegate le conseguenze della separazione!

separazione coniugi, separazione consensuale, separazione giudiziale No Comments »

domino-effect-b 

Sto per svelarti quello che molti vogliono sapere, che chiedono sui forum, che mi domandano nelle e-mail e che oggi spiegherò in modo semplice a te, che leggi questo blog e che, magari, mi segui grazie all’ iscrizione alla newsletter, : quali sono le conseguenze della separazione.

 

In particolare molti mi domandano se con la separazione viene meno la comunione legale con il coniuge.

 

Se anche tu vuoi conoscere la risposta a questa domanda, allora leggi questo post.

 

Gli effetti.

 

L’art. 191 c.c. stabilisce che, a seguito della separazione consensuale, di quella giudiziale o del divorzio, si producono 4 effetti:

 

1. Cessa lo stato di comunione legale e subentra il regime della separazione dei beni

 

Praticamente da questo momento in poi qualsiasi cosa comprerai e qualsiasi debito farai non rientrerà più nella comunione legale ma sarà solo tuo.

 

Prima, invece, anche se compravi un bene all’insaputa del coniuge, questo entrava automaticamente a far parte della comunione legale.

 

Non pensare, però, che la separazione realizzi anche una divisione dei beni perché per ottenerla devi fare un accordo di divisione con il coniuge o iniziare una causa legale, in caso non riuscissi a trovare un accordo su come dividervi i beni.

 

2. Alcuni beni entrano a far parte della comunione legale

 

Durante il matrimonio non tutti i beni fanno automaticamente parte della comunione.

 

Ci sono beni che sono personali solo finché non si scioglie la comunione. Quando ciò accade, entrano nella comunione dei beni, sempre che non siano stati consumati. Praticamente sto parlando dei risparmi.

 

Ti faccio alcuni esempi.

 

Le entrate prodotte dai beni personali dei coniugi non rientrano nella comunione.

 

Se hai un bene personale (perché l’hai acquistato prima delle nozze, perché l’hai ricevuto in eredità ecc.) e lo vendi, lo affitti e, comunque, ne ricavi denaro, questi soldi non entrano nella comunione fino al momento in cui questa si scioglie, (e sempre che tu non abbia già speso il denaro ricavatone) ossia nel momento in cui si realizza la separazione o il divorzio dei coniugi.

 

Non ne fanno parte neanche i guadagni derivanti dall’attività professionale di ognuno di voi due che avete risparmiato. Ma vi rientreranno se, al momento in cui la comunione si scioglie, (ossia con la separazione o uno degli altri casi contemplati dall’art. 191 c.c.) non sono stati spesi.

 

Lo stesso può dirsi per quei beni, anche immobili, che hai acquistato per l’esercizio dell’ impresa costituita dopo il matrimonio o per gli incrementi dell’impresa che c’era anche prima delle nozze.

 

I beni che invece servono per l’esercizio della professione (di medico, ingegnere, avvocato, dentista ecc.) non entrano mai nella comunione.

 

3. Si instaura la comunione ordinaria per i beni oggetto della comunione

 

Da questo momento in poi i beni che facevano parte della comunione fin dal principio e quelli che vi sono entrati a seguito dello scioglimento, saranno regolati dalle disposizioni in materia di comunione ordinaria previsti dagli artt. 1100 c.c. e seguenti.

 

4. Puoi chiedere la divisione dei beni comuni

 

Dopo lo scioglimento della comunione potrai chiedere che il tuo patrimonio sia diviso da quello dell’ex coniuge. Perché ciò sia possibile, però, è necessario che ognuno di voi restituisca le somme prelevate dal patrimonio comune a vantaggio di quello di uno solo di voi due.

 

Se, per esempio, hai aggiustato la casa di tua proprietà esclusiva utilizzando i soldi di entrambi, dovrai restituire la somma che non era tua al coniuge, perché la legge lo considera una specie di prestito.

 

Ugualmente può dirsi nel caso in cui i creditori di uno solo di voi abbia aggredito anche il patrimonio dell’altro.

 

Fatti questi rimborsi e restituzioni, dovrai considerare quali sono i beni, i debiti e i crediti del patrimonio.

 

A questo punto, dopo che hai fatto un po’ di conti, potrai chiedere la divisione dei beni, ripartendo in parti uguali debiti e crediti.

Tra l’altro, con la separazione non avrai più il dovere di coabitazione, mentre rimangono inalterati gli altri doveri coniugali. In teoria, quindi, dovresti rimanere fedele al coniuge. In pratica la Cassazione ha più volte sentenziato che l’infedeltà, dopo la separazione, non è obbligatoria.

 

Momento in cui si scoglie la comunione.

 

Per fare tutto questo è necessario conoscere il momento preciso in cui la comunione si scioglie.

 

Come ti ho detto la comunione si scioglie nel momento in cui i coniugi si separano o divorziano.

In particolare lo scioglimento si verifica solo nel momento in cui:

 

  • passa in giudicato la sentenza di separazione giudiziale;

questo si verifica dopo che non è più possibile appellarla, ossia 1 anno dalla pubblicazione o 30 giorni dalla notifica all’altra parte.

 

  • c’è l’omologa della separazione consensuale e il provvedimento non è più soggetto a reclamo;

cioè trascorsi 10 giorni dalla notificazione o pubblicazione del decreto.

 

  • passa in giudicato la sentenza di divorzio;

vale quanto detto per la separazione consensuale.

 

A questo punto puoi chiedere la divisione dei beni. Anche qui hai due strade: puoi fare un accordo di divisione con il coniuge o iniziare una causa legale. Ovviamente la prima ipotesi è più veloce ed economica, mentre la seconda può protrarsi per molti anni e costarti parecchio.

 

Ti consiglio di pensarci bene!

 

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luglio 16th, 2009 |

Tags: separazione, separazione consensuale, separazione giudiziale




Come decide il giudice a chi affidare i figli durante la separazione

figli, separazione giudiziale 1 Comment »

Protection of the childhoodSe stai affrontando una separazione giudiziale o hai intenzione di farlo, probabilmente ti chiederai in base a quali criteri il giudice sceglie con chi di voi due dovranno vivere i figli.

Ti dirò subito che non è possibile fare un elenco di parametri che fanno di te il genitore ideale (o il contrario), perché la situazione va valutata caso per caso.

Comunque il criterio principale è uno solo: l’interesse morale e materiale della prole.

È cioè importante per il giudice capire chi di voi due è più idoneo a garantire ai vostri figli uno sviluppo sano e sereno sotto vari aspetti.

Cercherà di affidarli a chi è maggiormente in grado di provvedere alle loro esigenze e di capire i loro bisogni e aspettative.

Avrai più possibilità di vederteli affidati se tra voi esiste già uno stretto legame di affetto e fiducia.

Detto questo posso solo dirti che ci sono una serie di situazioni che i Tribunali e la Corte di Cassazione hanno ritenuto non pregiudizievoli per la prole.

Cercherò di farti alcuni esempi.

Anzitutto, anche se ti è stata addebitata la separazione, questo non significa che i figli non ti saranno affidati. Essere un cattivo marito o una cattiva moglie non significa essere anche un pessimo genitore.

Certamente se l’addebito è dovuto al fatto che sei una persona violenta o squilibrata il giudice non ti affiderà mai dei bambini!

Non contano nemmeno le tue opinioni politiche o religiose. Puoi essere ateo o religioso, cattolico, ebreo, musulmano, protestante, di destra o di sinistra e vederti affidati i figli.

Ciò che importa è il tuo atteggiamento. Se sei una persona che impone in modo pressante e intransigente le sue scelte ed opinioni, tanto da impedire ai tuoi figli di sviluppare serenamente le proprie e di integrarsi con la società, difficilmente saranno affidati a te.

Se ti sei già rifatto una nuova famiglia, poi, questo non vuol dire che ti sarà impossibile ottenere l’affidamento. L’importante è che non cerchi di boicottare l’altro genitore, cercando magari di sostituire la sua figura con quella del nuovo partner.

Certo, però, che è importante che la tua casa non sia un via vai di nuovi fidanzati/e e che, quindi, la nuova famiglia goda di un minimo di stabilità.

Insomma, in sostanza devi capire che i figli non sono degli oggetti da litigarvi ma sono dei soggetti che hanno dei propri diritti ed interessi, che hanno le loro inclinazioni, aspirazioni e preferenze che devono essere rispettati.

La legge impone addirittura al giudice di ascoltare tuo figlio per conoscere le sue opinioni e volontà, se ha almeno 12 anni. Tuttavia questa prassi, in molti Tribunali, fatica a prendere piede.

Inoltre, se per il suo bene, decidete di comune accordo di non imporgli quello che per lui potrebbe essere un trauma, il giudice difficilmente vorrà sentirlo comunque.

Comunque, in definitiva, se vuoi che i tuoi bambini vivano con te, devi dimostrare di essere il genitore più idoneo a soddisfare le sue esigenze affettive, educative e formative.

Perché, quello che conta è solo il loro bene.

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giugno 29th, 2009 |

Tags: affidamento, figli, separazione giudiziale




Perchè l’abbandono della casa coniugale giustifica l’addebito della separazione

addebito separazione 21 Comments »

panchina 

Spesso mi chiedono se l’abbandono della casa coniugale possa essere causa di addebito della separazione. La risposta è: dipende dai casi.

 

Come sicuramente saprai, sposandoti assumi una serie di doveri.

In particolare hai l’obbligo di fedeltà, di assistenza morale e materiale, di collaborazione e di coabitazione.

 

Se vuoi addebitare la separazione al coniuge perché se ne è andato di casa, è però necessario che il suo abbandono sia la causa della crisi coniugale e non una conseguenza della stessa.

 

Se, infatti, la convivenza tra voi due era già insostenibile, perché il matrimonio era finito già da tempo, allora rassegnati, perché addebitargli la separazione sarà difficile.

 

Senza considerare che, in ogni caso, sarai tu a dover fornire la prova che l’abbandono del tetto coniugale ha causato la separazione.

 

Uno dei casi più frequenti di abbandono della casa coniugale è quello dovuto al tradimento.

 

Se questo è il tuo caso, probabilmente il coniuge ti ha lasciato perché ha una relazione extraconiugale e non vuole più vivere con te.

 

In questo caso, la crisi familiare, più che all’abbandono è dovuta al tradimento, per cui cerca di far valere questo come causa di addebito.

 

Quindi, c’è una giusta causa di allontanamento dall’abitazione, non potrai chiedere l’addebito.

 

Ma quali sono queste “giuste cause”?

 

  • Un valido motivo di allontanamento dalla casa familiare è dovuto alla presentazione delle domanda di separazione. Le ragioni sono ovvie: se avete proposto la domanda di separazione è perché non volete più vivere insieme, per cui abbandonare la casa coniugale è solo una conseguenza della separazione.

 

  • Lo stesso vale nel caso non sia stata proposta domanda di separazione ma quella di annullamento del matrimonio.

 

  • Addirittura una sentenza della Cassazione ha ritenuto giusta causa di allontanamento la presenza di una suocera eccessivamente invadente.

 

Se invece avete scelto di avere due residenze separate per motivi professionali, questo non può essere causa d’addebito.

 

Se il tuo caso non rientra tra questi, se il tuo coniuge se ne è andato di casa senza giusta causa e rifiuta di tornarci, sappi che non ha più diritto all’assistenza né morale né materiale.

 

Tu invece, insieme ai tuoi figli, conservi questo diritto. Per cui, se l’altro si rifiuta di contribuire al vostro mantenimento, potrai chiedere al giudice di ordinare il sequestro dei beni del coniuge che si è allontanato. Il giudice, se ne ricorrono i motivi, ordinerà di sequestrare quanto basta a mantenere te e i figli.

 

Infatti, nonostante la crisi del rapporto, l’obbligo di mantenere i figli permane, così come rimane il vincolo di solidarietà coniugale che puoi invocare se l’altro se ne è andato.

 

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giugno 18th, 2009 |

Tags: abbandono casa coniugale, addebito separazione, separazione giudiziale




Come decide il giudice a chi assegnare la casa coniugale durante la separazione?

separazione coniugi 301 Comments »

sheriffsalehomebeige

 

Se hai deciso di separarti, forse devi decidere a chi di voi due andrà la casa coniugale.

Se hai dei figli probabilmente saprai che la legge si occupa anzitutto del loro benessere e della loro tutela.

Per questo l’art. 155 c.c. stabilisce che “la casa viene assegnata tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli“. Quindi la casa verrà assegnata al coniuge collocatario, ossia quello con cui i figli andranno a vivere stabilmente. Questo vale sia che tu abbia figli minorenni sia che siano maggiorenni ma non indipendenti economicamente. E vale sia che tu sia proprietario esclusivo che comproprietario dell’immobile.

Di solito, se ottieni la casa, le rate del mutuo ancora da saldare le pagherà l’altro. Comunque sei libero di accordarti diversamente. Alcuni, ad es., fanno a metà. Magari compensando questa decisione con altre prestazioni. Tuttavia, questo non ti esonera dal pagamento delle spese legate all’uso dell’immobile, come le spese condominiali.

 

Se la casa é in affitto, chi ha l’affido dei figli succede nel contratto di affitto. Dovrete quindi fare una cessione del contratto di locazione sostituendo il nome dell’affittuario originale con quello del genitore affidatario (se non coincidono già).

 

La casa potrebbe anche essere in comodato gratuito. Questa situazione riguarda, ad es., tutti quei casi in cui l’immobile appartiene ai genitori di uno di voi due e ci vivete gratuitamente. Questo può comunque essere affidato al coniuge con cui vivranno i figli, anche se l’assegnatario originale é l’altro.

 

Il nuovo assegnatario subentrerà nella stessa posizione di quello precedente. Quindi se non é prevista una scadenza il comodatario (che é quello che ci vive gratis) deve restituire la casa non appena il comodante (proprietario) ne fa richiesta (Cass. sez. I, 13.2.07 n. 3179).

 

Tuttavia la Cassazione ha stabilito che, se il comodato era a tempo indeterminato, il comodante deve consentirti di rimanere nella casa, a meno che non sopravvenga una situazione urgente che lo costringe a richiederti la restituzione dell’immobile.

 

L’assegnazione della casa influisce sulla misura dell’assegno di mantenimento per te o per i figli. Per stabilire quanto influisce, di solito si considera quanto potresti ricavarne se l’affittassi (Cass., sez. I, 24.2.2006 n. 4203).

 

Ma cosa accade se non hai figli?

 

In questo caso nel ricorso per la separazione non potrai inserire la richiesta di assegnazione della casa. E anche se ne fai richiesta il giudice non potrà affidartela, perché non ne ha il potere. L’assegnazione della casa non possa essere prevista in sostituzione o come parte dell’assegno di mantenimento. Quindi, anche se sei il coniuge più debole, perché non lavori o guadagni meno, la Cassazione (Sez. I, 13.2.2006 n. 3030) ritiene che la casa non ti spetti!

 

 

Quindi non ti resta che una sola cosa da fare: metterti d’accordo!

 
Se siete comproprietari, la casa sarà soggetta alle norme sulle comunione. Quindi o dovrai venderla e dividere il ricavato con il coniuge o uno di voi due può tenerla per sé e dare all’altro la metà del valore della casa.

 

L’ipotesi più frequente é che la casa in comproprietà sia gravata da mutuo.

In tal caso dovrai farti due conti. Perciò, se vuoi tenerla tu dovrai ridare all’altro solo la quota di mutuo già pagata e estrometterlo dal contratto di mutuo che rimarrà solo a tuo nome. Se invece decidete di venderla e dividervi il ricavato allora potrete farvi dare quanto già pagato dal nuovo proprietario e fargli accollare il mutuo. Parla con la Banca e con un notaio e vedi cosa ti dicono al riguardo.

 

Se la casa é di esclusiva proprietà di uno di voi due prevarranno i diritti del proprietario, anche se é quello di voi due che guadagna di più, perché, diversamente, il diritto di proprietà verrebbe leso in maniera eccessiva.

 

Se la casa é in affitto rimarrà a chi é l’intestatario del contratto. Lo stesso discorso vale se vivete in un alloggio popolare (Cass. 29.7.87 n. 6550) o se la casa vi é stata data in comodato gratuito.

 

Conclusioni.

 

Questi sono alcuni dei casi più frequenti che mi sono capitati nella mia esperienza di patrocinatore legale. Se la tua situazione é diversa, contattami su skipe o lasciami un commento esprimendo i tuoi dubbi. Ti risponderò al più presto e magari, potrei scrivere un post sull’argomento.

 

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giugno 14th, 2009 |

Tags: assegnazione casa coniugale, separazione giudiziale




Sei stato tradito dal coniuge? Addebitagli la separazione!

addebito separazione, separazione giudiziale 65 Comments »

 

Scheidung

 

Probabilmente sai che se il coniuge ti ha tradito, puoi  chiedere che gli sia addebitata la separazione.

 

Ti sei mai chiesto, però, se questa regola vale sempre? E poi, cosa si intende per tradimento?

 

Questo post, oggi, risponderà proprio a queste domande!

 

Per rispondere alla prima ti dirò che non sempre le “corna” hanno come conseguenza l’addebito della separazione. È infatti necessario che l’infedeltà sia stata la causa della fine del matrimonio.

 

Di solito il tradimento rende intollerabile la convivenza tra coniugi ed è quindi causa della separazione. Se, però, il matrimonio era già finito, probabilmente infedeltà del tuo coniuge ne è solo la conseguenza. In questo caso il giudice non accoglierà la tua richiesta di addebito.

 

Per quanto riguarda il significato del termine “infedeltà” questa non si ha solo nel caso in cui tuo marito/tua moglie abbia avuto rapporti sessuali con altri.

 

Costituisce infedeltà anche il tradire la fiducia del coniuge e non mantenere con lui/lei un rapporto di interesse fisico e spirituale.

 

Ti tradisce, quindi, anche se ti nasconde cose importanti, perché non è leale con te!

 

In tal senso costituisce tradimento anche un suo comportamento che faccia sorgere negli altri il sospetto di infedeltà: se il tuo coniuge in pubblico dei comportamenti eccessivamente affettuosi e insistenti con un’altra persona, ti ha già tradito, anche se non ci è “andato a letto”!

 

Si parla, in questo caso, di infedeltà apparente! Per essere chiari: non ci fai una bella figura se tuo marito/tua moglie è più gentile, premuroso e pieno di attenzioni con altri che con te! Mostra che non ti rispetta come dovrebbe per cui, di fatto, ti tradisce!

 

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giugno 11th, 2009 |

Tags: addebito separazione, separazione giudiziale, tradimento




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